Roma – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia Piazzale di Villa Giulia, 9, 00196 Roma, Italia
Posted on 15/03/2017 / 3456

Villa Giulia è oggi il museo più rappresentativo della civiltà etrusca ed accoglie non solo alcune delle più importanti creazioni di questa civiltà, ma anche prodotti greci di altissimo livello, confluiti in un’area che fu tra l’VIII e il V secolo a.C. uno straordinario punto d’incontro di genti diverse.

Fatta edificare da Papa Giulio III durante gli anni del suo pontificato tra il 1550 e il 1555, è uno splendido esempio di villa rinascimentale, sorta come villa suburbana, analogamente ad altri complessi cinquecenteschi di Roma e dintorni. Come nelle ville dell’antichità l’edificio residenziale, di dimensioni relativamente modeste, era inseparabile dal giardino: un giardino architettonicamente costruito, con terrazze collegate da scalinate scenografiche, ninfei e fontane adorne di sculture.
Al progetto e alla realizzazione della Villa, articolata in una serie di tre cortili che si sviluppano in profondità alle spalle del “palazzo”, parteciparono i più grandi artisti dell’epoca: il pittore, architetto e critico d’arte aretino Giorgio Vasari, l’architetto Jacopo Barozzi da Vignola e lo scultore e architetto fiorentino Bartolomeo Ammannati, la cui firma si può leggere su un pilastro, all’interno della loggia, fra il primo e il secondo cortile. L’apparato decorativo della villa era arricchito da affreschi, solo in parte conservati, come nel portico ad emiciclo, dovuti a Pietro Venale da Imola, nelle stanze del piano terra e nell’atrio, opera di Taddeo Zuccari e del primo piano, sale di Venere, dei Sette Colli, delle Arti e delle Scienze, dovuti a Prospero Fontana.
Elemento caratteristico della Villa è il ninfeo, in origine ricchissimo di decorazioni, alimentato da una canalizzazione dell’Acquedotto Vergine che corre in profondità e si manifesta nella fontana bassa, il primo “teatro d’acque” di Roma.
Nel 1912, nell’ambito di una nuova sistemazione urbanistica dell’area circostante, fu completata la costruzione, da tempo avviata, di una nuova lunga ala affiancata all’edificio storico, cui se ne aggiunse una seconda disposta simmetricamente a recingere il cortile rinascimentale, completata nel 1923.

Il Museo di Villa Giulia nacque nel 1889 per iniziativa di Felice Barnabei (18421922), archeologo e politico italiano, sulla base di un coerente programma di esplorazioni archeologiche. A fornire il primo nucleo delle collezioni del museo fu una serie di materiali rinvenuti a Falerii (l’odierna Civita Castellana), capoluogo dei Falisci, popolo insediato nel territorio compreso fra i Monti Cimini ed il Tevere, un distretto che era stato oggetto negli anni 1880 di attente indagini topografiche e di scavi. I materiali furono provvisoriamente esposti nelle due sale a fianco del vestibolo di ingresso e nei tre saloni del primo piano, riscattati dal degrado conseguente all’utilizzazione della villa come luogo di acquartieramento e di magazzinaggio.
Quella prima esposizione (realizzata nel 188889), e l’ambizioso progetto del Barnabei nel suo complesso, ebbero sanzione ufficiale con l’istituzione del Museo Nazionale Romano (febbraio 1889). Il nuovo istituto, pur concepito unitariamente, era suddiviso in due sezioniurbana» ed «extra-urbana»- sulla base della provenienza dei materiali da esporre. La prima sezione venne insediata nei monumentali locali annessi alle Terme di Diocleziano; per la seconda si mantenne la collocazione a Villa Giulia, con il programma di farvi confluire tutti gli oggetti scoperti nella provincia romana: l’Etruria prossima a Roma, l’Agro falisco e capenate, la Sabina, il Lazio meridionale. Alle antichità di Falerii si aggiunsero così via via quelle di altri centri dello stesso territorio (Corchiano, Narce, ecc.), materiali da abitati, santuari e necropoli del Lazio meridionale (Gabii, Alatri, Satricum, più tardi Palestrina), dell’Etruria (Cerveteri e in seguito Veio), dell’Umbria (Todi, Terni).
Pur mantenendo in larga misura le collezioni originarie, le nuove competenze territoriali e le grandi imprese di scavo realizzate nella prima metà del ‘900 -in particolare a Veio e a Cerveteri– hanno sensibilmente mutato l’aspetto del museo, accentuandone la caratterizzazione etrusca. Arricchitosi di due ali di nuova costruzione, il Museo di Villa Giulia ha raggiunto negli anni ‘30 del Novecento una fisionomia rimasta sostanzialmente inalterata fino al dopoguerra. La saturazione degli spazi e il variare dei criteri espositivi hanno portato alla radicale ristrutturazione del museo, su progetto di Franco Minissi, attuata tra il 1950 e il 1970 da Renato Bartoccini e poi da Mario Moretti. A quegli stessi anni e ai successivi si deve anche, per impulso di Mario Moretti, la realizzazione su tutto il territorio dell’Etruria meridionale di una serie di musei, affiancatisi a quello di Villa Giulia ad integrare il quadro complessivo in esso delineato.
Le nuove concrete prospettive legate all’imminente ampliamento del Museo di Villa Giulia sono illustrate nei pannelli a destra dell’ingresso, mentre le moderne vetrine presso le finestre che si aprono sulla facciata verso Villa Poniatowski accolgono un’ampia rassegna di materiali di recente acquisizione. Si tratta per lo più di raffinate ceramiche di diversa epoca e produzione, talora veri e propri capolavori che, trafugati dagli scavatori clandestini, sono stati restituiti da importanti Musei e collezionisti privati degli Stati Uniti a seguito di una complessa operazione promossa dall’Italia. Accanto a questi figurano altri importanti oggetti provenienti da sequestri disposti dalla Magistratura a seguito di brillanti operazioni condotte dai Carabinieri del Comando per la Tutela del Patrimonio Culturale.

Tipologie
Affresco
Bassorilievo
Bronzo
Ceramica
Reperto archeologico
Sarcofago
Scultura
Scultura a tutto tondo
Statua
Statuetta
Tazza
Tomba
Vaso
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