7. Un viaggio nell’eternità

Scheda Didattica n. 7

7.1 Nel Regno di Charun

L’antico popolo degli Etruschi attribuiva grande importanza al culto dei morti. Quest’ultimo rappresentava anche un mezzo per l’affermazione del prestigio e della potenza di una famiglia. Possiamo distinguere diversi momenti nell’esercizio di questo culto e la sua evoluzione si rifletterà, come illustrato nel paragrafo successivo, anche nelle differenti tipologie di sepolture all’interno delle necropoli. Gli Etruschi erano legati alla concezione della continuazione, dopo la morte, di un’attività vitale del defunto.

La tomba veniva così concepita e costruita come fosse una vera e propria casa, dotata di suppellettili e arredi. Questi potevano essere veri o riprodotti in miniature. Spesso le pareti venivano affrescate con scene della vita quotidiana o dei momenti più significativi, sereni e piacevoli del defunto. Allo stesso modo, cornici, frontoncini, soffitti e travature venivano dipinti oppure scolpiti nella roccia con lo scopo di ricreare fedelmente l’ambiente domestico.

Tra i personaggi protagonisti delle pitture funerarie etrusche vi era Charun, il demone etrusco più importante, corrispondente alla figura di Caronte nel mondo greco. Incaricato del trasporto delle anime dei morti nell’Oltretomba, veniva raffigurato mentre compiva il viaggio insieme al defunto a piedi. In Grecia così come nella Divina Commedia di Dante Alighieri veniva rappresentato mentre attraversava il fiume Stige con la barca.

Nei tempi più antichi gli Etruschi credevano nella sopravvivenza terrena del defunto. Da ciò nasceva l’esigenza di rendergli omaggio e di garantire per lui una dignitosa sepoltura, dotandola di forti richiami al mondo dei viventi attraverso rappresentazioni simboliche e oggetti d’uso quotidiano.

La tomba era quindi realizzata in modo da sembrare la casa del defunto sia nell’architettura che negli arredi. Insieme al corpo venivano inumati anche i suoi beni personali e preziosi quali vestiti, gioielli e armi. Sulle pareti del sepolcro erano dipinte scene fortemente rappresentative delle gioie terrene e delle attività più care agli Etruschi come banchetti, le danze e i giochi atletici in onore dei defunti, puoi vederne alcuni esempi qui sotto:

Statuetta di desultor (V sec. a. C.) – dal Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto

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Cippo funerario (V sec. a.C.) dal Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto

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A partire dal V secolo a.C. anche la concezione del mondo dei defunti iniziò a risentire in modo più evidente e marcato dell’influenza della civiltà greca. Venne così a configurarsi un al di là, localizzato in un mondo sotterraneo. Questo luogo, nel quale arrivavano le anime dei defunti, era immaginato come abitato da divinità infernali e dagli spiriti di antichi eroi.

Il passaggio tra i due mondi era visto come un viaggio che il defunto compiva scortato da spiriti infernali. I più importanti di questi spiriti erano la dea Vanth, connotata da grandi ali e reggente una torcia, il demone Charun, dal viso deforme, armato di un pesante martello, e il demone Tuchulcha, dal volto di avvoltoio e dalle orecchie di asino, armato di serpenti.

Il destino di ogni defunto era quindi di essere condotto in un mondo senza luce e speranza in cui il fluire del tempo era segnato dai patimenti delle anime che ricordavano i momenti felici delle loro vite terrene. Le sofferenze delle anime dei morti potevano essere alleviate dai parenti con riti, offerte e sacrifici. Per personaggi particolarmente illustri doveva essere possibile, grazie a speciali cerimonie, provvedere alla beatificazione o, in casi eccezionali, persino alla deificazione.

Statuetta femminile in terracotta (IV sec. a. C.) dal Museo Archeologico Nazionale di Ferrara

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7.2 Città per l’Aldilà

Gli esempi più antichi di tombe venivano costruiti sul modello dell’abitazione allora in uso: una capanna a pianta circolare oppure ellittica. In origine si trattava infatti di sepolcri a pianta circolare edificati con grandi blocchi di pietra e coperti con una falsa cupola ottenuta dalla progressiva sporgenza verso l’interno dei filari dei blocchi fino ad una lastra terminale di chiusura. Alla camera sepolcrale si accedeva attraverso un breve corridoio dove spesso venivano poste offerte di cibo o suppellettili.

Quando questa tipo di tomba venne abbandonato, si passò ad una scavata sottoterra, prima ad un solo ambiente poi a più a camere. Le tombe a camera interamente scavate sotto terra, generalmente nei fianchi di colline, sono definite “ipogei”, mentre quelle scavate in terreno pianeggiante e ricoperte da terra e pietrisco “tumuli”.

Questa nuova tipologia di sepoltura è caratterizzata da un ambiente centrale accessibile da un lungo corridoio al di là del quale si disponevano altri ambienti. La pianta poteva essere anche molto complessa con un corridoio, diverse camere laterali, sala centrale con pilastri e banchine. Talvolta i tumuli possono anche assumere dimensioni monumentali, con diametro superiore ai 30 metri, e spesso contenevano varie tombe della stessa famiglia. Esempi di primo piano sono osservabili a Cerveteri e si ricollegano all’evoluzione delle tipologie abitative contemporanee alla necropoli (seconda metà del VII secolo a.C.), quando le unità abitative iniziarono ad organizzarsi esattamente in due o tre ambienti, affiancati e preceduti da una sorta di vestibolo oppure attorno ad una corte centrale.

Dalla metà del VI e per tutto il V secolo a.C. si assiste ad un nuovo mutamento dell’impianto planimetrico delle necropoli.

Tomba del Bronzetto dell’Offerente (VI sec. a.C.) – dal Parco Archeologico di Baratti e Populonia a Piombino (LI)

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Le nuove tombe sono chiamate “a dado” e si allineano l’una di fianco all’altra, costituendo vere e proprie “città dei morti” con strade e piazze. All’interno delle tombe vi erano solo due ambienti, all’esterno scalette laterali portavano alla sommità del dado dove si trovavano spesso altari per il culto dei defunti e i banchetti per tenerne viva la memoria.

Tale cambiamento riflette un profondo mutamento della struttura sociale, con l’affermarsi di un ceto non aristocratico promotore di soluzioni abitative meno sfarzose. Inoltre, a causa dell’influenza del mondo greco erano cambiate anche le concezioni di fondo riguardo il destino dei defunti.

Alla primitiva fede nella “sopravvivenza” del morto nella tomba, si sostituì dunque l’idea di un “regno dei morti”, immaginato sul modello dell’aldilà greco.

APPROFONDIMENTO

La Tomba della Quadriga Infernale

Per questo approfondimento andiamo a Sarteano, un piccolo comune in provincia di Siena, nel cuore della Toscana. Scoperta per caso nel 2003, la Tomba della Quadriga Infernale (seconda metà del IV secolo a.C.) costituisce un vero e proprio unicum nel panorama figurativo etrusco sia per l’originalità dei temi scelti sia per la particolarità degli oggetti che facevano parte del corredo funerario.

Innanzitutto al suo interno vi è una scena mai attestata prima nella pittura etrusca, ovvero l’abbraccio tra i due proprietari della sepoltura, padre, il pater familias, e figlio, rappresentati insieme durante il banchetto eterno nell’Ade.

Questo affresco, di ottima fattura, è preceduto da un altro ancora più particolare e suggestivo: una quadriga trainata da due leoni e due grifi, creature fantastiche entrate a far parte del consueto immaginario degli Etruschi così come i leoni, ripresi dal mondo orientalizzante. Si tratta del carro trainato da Charun, il più importante demone etrusco (corrispondente a Caronte per i Greci), preposto a portare le anime nell’Oltretomba. Qui la caratteristica che fa la differenza rispetto agli altri contesti etruschi è che Charun non compie il viaggio con il defunto a piedi né attraversa in barca il fiume Stige come veniva rappresentato in Grecia, ma è direttamente alla guida del carro.

Tomba della Quadriga Infernale – Necropoli delle Pianacce (SI)

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All’interno della camera sono state poi trovate delle larghe coppe, chiamate kylikes, decorate a figure rosse, proprio come la ceramica prodotta ad Atene nel V secolo a.C. Queste forme vascolari venivano comunemente importate dalla Grecia mentre in questo specifico caso si tratta di una produzione locale, testimonianza dell’attività artigianale del Gruppo Clusium perché realizzate nel territorio di Chiusi e forse alcune a Sarteano stessa. Queste grandi tazze servivano per bere il vino durante quei rituali funerari che i familiari tenevano in onore dei propri cari scomparsi e all’interno sono decorate con personaggi fantastici, satiri e menadi del corteo di Fufluns, il dio etrusco del vino (Dioniso per i Greci e Bacco per i Romani).

Inquadra il QR code sottostante per vedere l’opera appena descritta in 3D. Potrai così osservarne i particolari e cogliere a pieno come la sequenza in cui sono disposte i diversi episodi trova una logica corrispondenza nella struttura architettonica dell’interno della grande camera funeraria.

Noterai, infatti, come la porta tra la scena del carro e quella del banchetto sta a segnalare proprio il fatto che Charun ha lasciato già l’anima che oltre la porta dell’Ade sta celebrando il banchetto insieme al suo familiare più caro. Sulla parete di fondo il serpente a tre teste è il mostro da cui Charun difende l’anima scortata nell’Aldilà mentre il leggendario ippocampo, metà cavallo e metà pesce, aveva la funzione di proteggere simbolicamente la tomba.

L’ANGOLO DELLE CURIOSITA’

Nella tomba della Quadriga Infernale si trova l’unica raffigurazione di tutta l’Etruria in cui Charun è alla guida trainata da due leoni e due grifi. I grifi sono animali fantastici mentre i leoni erano conosciuti dagli Etruschi soprattutto grazie alle raffigurazioni provenienti dalle regioni africane e dai racconti di chi aveva viaggiato in quei lontani, ai confini delle aree conosciute gravitanti intorno al bacino del Mediterraneo.

Il grifone è un’importante e ricorrente creatura leggendaria con il corpo di leone e la testa d’aquila.

Il grifone, in quanto unione tra un animale terrestre e un animale dei cieli, è stato ampiamente usato nella cristianità come simbolo della doppia natura, terrestre e divina, di Gesù Cristo. Oltre all’immaginario antico e medievale, la figura del grifone conobbe ampia diffusione nell’araldica, divenendo simbolo di custodia e vigilanza. Inoltre, poiché è al contempo l’animale dominante sulla terra, ovvero il leone, e quello dominante in cielo, ossia l’aquila, il grifone simboleggiava in passato anche la perfezione e la potenza.

ATTIVITÀ PRATICHE PROPOSTE

(da svolgere individualmente o in gruppo)

  • Svolgi i quiz per la comprensione della scheda didattica.

Per ottenere i materiali didattici per svolgere le attività pratiche scrivici a: info@3d-virtualmuseum.it.