5. Un mondo di divinità

Scheda Didattica n. 5

5.1 La Religione

La caratteristica principale della religione politeista etrusca era che le divinità provenivano non soltanto dal mondo italico, ma anche da altre realtà territoriali, prima fra tutte la Grecia. Nel corso dei secoli, infatti, il pantheon (“tutti gli dèi” dal greco pan = “totalità” e theon = “di divinità”) etrusco si sovrappose sempre di più con quello greco a tal punto che molti dèi etruschi finirono per essere identificati con quelle divinità elleniche dotate delle medesime caratteristiche. Nella città portuale di Spina, sull’Adriatico, si ritrovano, ad esempio, iscrizioni in onore di Apollo, Fufluns/Dioniso e Ermes.

Statuetta di Dioniso (V secolo a. C.) – dal Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto

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Propriamente etrusche erano la dea del parto Thalna e Vanth, legata al mondo degli Inferi oltre che custode del rotolo del destino. In particolare Vanth era dotata di grandi ali e in mano reggeva una grande torcia con la quale scortava le anime dei defunti nell’Aldilà, nel loro viaggio dopo la morte terrena.

Dagli Etruschi erano assunti al ruolo di divinità anche quegli eroi divinizzati particolarmente legati alla nascita di un nuovo centro urbano o invocati a protezione di una particolare città. Si pensi ad Eracle e Dedalo, divenuti dèi proprio perché creduti in grado di dominare le forze della natura oltre che esperti in tutte le arti, in particolare l’architettura e l’ingegneria idraulica.

Parlando di Dedalo, mitico ideatore del labirinto del Palazzo di Cnosso, non si può non menzionare un altro eroe fortemente tenuto in considerazione presso gli Etruschi. Si tratta di Teseo che uccise il Minotauro con l’aiuto di Arianna, trovando l’uscita del labirinto e la via di fuga dall’isola di Creta. Per ricordare le sue gloriose imprese l’episodio che lo vede protagonista contro il mostro viene spesso dipinto sopra le forme ceramiche, sia che si tratti di oggetti in terracotta per l’uso quotidiano sia nel caso di grandi vasi per i corredi funerari, come nel caso del kelebe attico a figure rosse, ritrovato nella necropoli della Valle Trebba presso l’antica città di Spina:

Kelebe attico a figure rosse con Teseo e Minotauro (470-460 a. C.) – Museo Archeologico Nazionale di Ferrara

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La prassi rituale prevedeva che i sacrifici in onore degli dèi venissero svolti versando latte e vino sugli altari per mezzo di apposite coppe, particolarmente preziose e conservate in dei pozzi votivi nei pressi del santuario stesso. Tutto questo cerimoniale era accompagnato non dal silenzio, come possiamo immaginare in dei momenti di raccoglimento religioso, ma da danze rituali e musiche a suono di tamburi e flauti. È così che introduciamo il secondo paragrafo dedicato agli edifici di culto.

5.2 Il Templum Terrestre

Per gli antichi Etruschi il tempio era la sede della divinità. A differenza degli attuali luoghi di preghiera (chiese e basiliche, sinagoghe e moschee), esso non costituiva lo spazio dove poter accedere liberamente, ma soltanto i sacerdoti potevano entrarvi, accompagnati dai patrocinatori, addetti alla supervisione dei principali rituali da compiere in onore del dio.

Le funzioni sacre aperte ai cittadini erano altre e venivano svolte fuori dal tempio, a poca distanza da esso, intorno ad un imponente altare per le cerimonie pubbliche cui si saliva da una larga scalinata, posta di lato. Qui venivano sacrificati gli animali, offerti alla divinità. A quest’ultima veniva data la parte bruciata sull’altare, da cui simbolicamente giungeva all’interno del tempio retrostante, mentre il resto della carne veniva distribuito tra i membri della comunità presenti.

Oltre a libagioni e a sacrifici alle divinità venivano offerti anche oggetti di altro tipo come statuette di bronzo, terracotta o, ancora più preziose, in marmo. A tale proposito vi invitiamo a guardare la testa di kouros (“fanciullo” in greco) in marmo (riportato qui sotto) proveniente dal Tempio di Tinia/Zeus, scoperto presso l’antica città di Marzabotto. Quest’importante testa in marmo si caratterizza per gli occhi allungati e il cosiddetto “sorriso arcaico”. Tradizionalmente veniva ritenuta prodotto greco di matrice ionica e inquadrabile nella produzione artistica tardo arcaica della fine del VI secolo a.C., ma studi più recenti hanno ipotizzato una sua attribuzione a un’officina locale, forse stimolata dalla presenza di artigiani greci in Etruria Padana.

Kouros in marmo (fine IV secolo a. C.) – Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto

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Come abbiamo visto nella precedente scheda sull’urbanistica, alcuni sacrifici rituali erano anche connessi alla fondazione di una nuova città e all’interpretazione della volontà degli dèi attraverso l’osservazione delle viscere (haru in etrusco) da parte dell’aruspice, ovvero di quel sacerdote incaricato di trarre da queste azioni le previsioni per il futuro. Veniva così interpretata la volontà divina, in maniera legittima e riconosciuta ufficialmente dall’autorità vigente, il lucumone.

I templi etruschi si innalzavano su un alto podio di tufo, una pietra vulcanica facilmente lavorabile e adatta per realizzare fondamenta o basi su cui edificare il resto dell’edificio. Questa tipologia architettonica è detta “tempio tuscanico” e verrà ereditata dai Romani, la ritroviamo, infatti, in molti edifici sacri successivi, come il Tempio di Antonino e Faustina nel Foro Romano o nel Tempio di Giove presso Ostia Antica e ancora nel Tempio di Giove di Pompei.

Ai templi si accedeva tramite delle ampie scale e l’altare, solitamente in grossi blocchi di pietra tufacea o arenaria saldati da grosse grappe di piombo a coda di rondine, si trovava al centro di un grande spazio all’aperto, delimitato da muri di sostegno, in una sorta di struttura a terrazza quadrangolare che rendeva la casa della divinità uno spazio ancora più solenne e ben riconoscibile perché di essa era fondamentale averne una percezione visiva forte da tutto il resto dell’abitato urbano.

Il tempio era decorato sulla sommità da acroteri in argilla e da antefisse architettoniche in terracotta policrome, ovvero colorate. Oggi restano poche tracce di questa decorazione, ma in passato dobbiamo immaginarci questi edifici sacri come sontuosamente ornati in tutte le loro parti e con tanti diversi colori a testimonianza di un gusto artistico elaborato ed elegante.

APPROFONDIMENTO

Il Mito dei Dioscuri e la Theoxenia

Tra le divinità più care agli Etruschi vi erano i Dioscuri, i gemelli che, secondo il mito greco, nacquero dall’unione tra Leda, moglie di Tindaro, re di Sparta, e Zeus che sottoforma di cigno la sedusse. Secondo il racconto mitico i due Dioscuri, Castore e Polluce, erano fratelli della bella Elena, fuggita a Troia per amore di Paride, e tutti e tre furono generati da un uovo, portato in grembo da Leda e fecondato dal padre degli dèi. I Dioscuri erano protettori dei cavalieri, ma anche dei naviganti e venivano raffigurati spesso a cavallo, in nudità eroica, con mantelli rosso porpora e berretti frigi, i tipici cappelli di forma conica, e con una stella in mezzo alla fronte, rimando all’origine semidivina. La rappresentazione di Castore e Polluce si ritrova in una delle tombe più celebri di Tarquinia: la Tomba del Letto Funebre di cui vi proponiamo il modello 3D attraverso il quale potrete ammirare il mito dipinto sulle parete dai colori ancora oggi vivaci e molto ben conservati:

Tomba del Letto Funebre (470-460 a. C.) – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

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In questo caso i due gemelli sono i protagonisti simbolici di questa silenziosa cerimonia in loro onore e chiamata “theoxenia” (dal greco xenia = “ospitalità”/ “cortesia” e theou = “del dio”). Il culto dei Dioscuri era espressione di quell’élite etrusca che vedeva nella cavalleria e nell’atletismo l’essenza stessa della sua natura aristocratica. La rappresentazione dei due divini fratelli era particolarmente adatta a contesti come questo sepolcro, essendo i due gemelli destinati ad entrare ed uscire dall’Ade, e, dunque, a varcare quotidianamente la soglia tra vita mortale ed immortalità.

L’ANGOLO DELLE CURIOSITA’

Il culto dei Dioscuri, importato dalla Grecia, era molto diffuso nel mondo italico. Come in Grecia i Dioscuri, agilissimi sui destrieri, erano protettori dei cavalieri che nella società etrusca facevano parte dell’aristocrazia. Non tutti sanno che però Castore e Polluce erano anche protettori dei naviganti. Anticamente, infatti, si credeva che i Dioscuri si manifestassero attraverso quelli che oggi vengono definiti “fuochi fatui” o “fuochi di Sant’Elmo”, quelle scintille o fiammelle di natura elettrostatica che, durante i temporali, si accendono alle estremità delle strutture metalliche delle navi. Se queste piccole fiamme si manifestavano in coppia il presagio veniva considerato di buon auspicio e la nave veniva ritenuta sotto la protezione dei due eroi mitici altrimenti l’apparizione di una sola fiamma era vista come un segno nefasto e spesso si sOspendeva anche il viaggio in mare.

ATTIVITÀ PRATICHE PROPOSTE

(da svolgere individualmente o in gruppo)

  • Svolgi i quiz per la comprensione della scheda didattica;
  • Leggi l’approfondimento dedicato alla Chimera di Arezzo al link www.3d-virtualmuseum.it/la-chimera-di-arezzo;
  • Osserva la riproduzione stampata in 3D del Dioniso del Museo Nazionale Etrusco di Marzabotto (BO).

Per ottenere i materiali didattici per svolgere le attività pratiche scrivici a: info@3d-virtualmuseum.it.