Il Fauno danzante di Pompei

Il Fauno danzante di Pompei

La cosiddetta Casa del Fauno, tra i più grandi ritrovamenti pompeiani, prende il nome dalla splendida scultura bronzea del Fauno danzante che ne ornava l’impluvium e che oggi è conservata nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

L’edificio fu costruito all’inizio del II secolo a.C. su un’antica abitazione; la notevole estensione (si parla di quasi 3000 mq.), così come la ricca decorazione, fanno della Casa del Fauno uno tra i maggiori esempi di residenze private dell’antichità. Considerando che mediamente le ville urbane e suburbane di Roma hanno una superficie di 700 mq, la casa del Fauno rappresenta sicuramente un caso eccezionale. Nato dall’accorpamento di due strutture adiacenti e preesistenti, l’edificio è dotato di due ingressi e due atrii; nessuna delle due case comprendeva il grande peristilio, che venne costruito successivamente. La casa del Fauno, monumentale sin dalla struttura esterna, occupava dunque un’intera insula. Il pavimento era realizzato in opus sectile con marmo giallo, porfido e calcare; sulla soglia un mosaico in tessere minute con ghirlande e maschere teatrali (opus vermiculatum). Quest’ultimo non è l’unico riferimento all’ambito del teatro: altri ambienti della casa erano decorati da mosaici a tema teatrale e dionisiaco (ghirlande con fiori e frutti, mosaici marini, la famosa Battaglia di Alessandro e Dario a Isso).

L’ipotesi più accreditata è che questi mosaici, insieme alla statuetta in bronzo di fauno danzante, facciano riferimento al nome della famiglia osca proprietaria della casa, i Satrii, un antenato dei quali si pensa abbia partecipato alla campagna in Asia di Alessandro; tale ipotesi spiegherebbe così il nesso con l’arte alessandrina e il tema delle battaglie di Alessandro.

L’abitazione fu rinvenuta tra il 1830 e il 1832 e ad oggi conserva poco del suo antico splendore: i mosaici d’ispirazione alessandrina sono stati trasferiti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, mentre una gran parte della decorazione parietale di Primo stile è andata perduta.

Come si è detto, la statua del Fauno doveva occupare l’antico impluvium (vasca quadrangolare a fondo piatto progettata per raccogliere l’acqua piovana solitamente collocata negli atri delle abitazioni); esso si presenta come una figura maschile nuda, barbuta, con la testa rovesciata indietro, una folta chioma e lo sguardo rivolto al cielo. In punta di piedi, con braccio e gamba sinistra tesi e braccio destro e gamba destra flessi, egli sembra accennare un passo di danza. Elementi quali le corna di caprone poste sul capo e la presenza della coda, suggeriscono che si tratti di un Fauno, o meglio di un Satiro in preda a ebbrezza bacchica o un’estasi religiosa.

Da un punto di vista tecnico, magistrale è la resa della muscolatura, estremamente sinuosa; la raffinatezza dell’esecuzione fa supporre che l’opera sia attribuibile a un centro di produzione ellenistico, verosimilmente alessandrino.

29/05/2017 / by / in

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