Roma – Obelisco della Minerva Piazza della Minerva, 00186 Roma, Italia
Posted on 08/01/2016 / 1723

Autore: Basamento: Gian Lorenzo Bernini
Cronologia: —
Datazione: Obelisco: VI sec. a.C. – Basamento: XVII sec. d.C.
Tipologia: Scultura a tutto tondo
Luogo di conservazione: Piazza della Minerva (Roma)
Misure: h. 5,47 m

L’obelisco di granito rosa con geroglifici sui quattro lati venne eretto nel VI sec. a.C. a Sais dal faraone Aprie insieme ad un monolito gemello che attualmente si trova ad Urbino.

Venne rinvenuto integro, verso la fine del 1665, nel giardino del convento dei domenicani, nell’area dell’antico Tempio di Iside, il cui culto era stato importato dall’Egitto e aveva molti seguaci anche tra i romani.

Il pontefice Alessandro VII, della famiglia dei Chigi, decise di far erigere l’obelisco nella piazza antistante la chiesa della Minerva e numerosi architetti proposero i loro progetti per una base che potesse sostenere l’antico monolite.

Il papa voleva un simbolo della Divina Sapienza e si rivolse a Gian Lorenzo Bernini, il quale eseguì insieme alla sua bottega, ben 10 diversi progetti, tre dei quali, firmati da lui personalmente, conservati nella Biblioteca Apostolica Vaticana (Cod. Chigi). Il progetto più audace, e più tipicamente berniniano, raffigura un gigante che sostiene in un precario equilibrio l’obelisco con le braccia.

Ma il pontefice preferì, a tutte le altre soluzioni, quella dell’elefantino che tiene l’obelisco sul dorso, elaborata dal Bernini, ispirandosi alla Hypteronomachia Poliphili (la battaglia d’amore in sogno di Polifilo), scritta dal domenicano Francesco Colonna e pubblicata a Venezia nel 1499 dal tipografo ed editore Aldo Manuzio.

A questo punto Bernini, che aveva già, in precedenza, realizzato opere in cui elementi pesanti gravavano su spazi vuoti (si pensi allo scoglio traforato che sostiene l’obelisco nella Fontana dei Quattro Fiumi in piazza Navona) pensò che l’elefantino avrebbe dovuto poggiare sul basamento marmoreo solo con le zampe, ma i domenicani, o forse padre Paglia, criticarono il progetto perché non prevedeva una base quadrangolare sotto il ventre dell’elefante e quindi contravveniva ai canoni classici secondo i quali, citando Francesco Colonna: “niuno perpendicolo di pondo non debi sotto a sé habere aire overamente vacuo, perché essendo intervacuo non è solido né durabile“. In fondo era proprio questa la principale caratteristica del Bernini scultore: sfidare la naturale debolezza del marmo, si pensi alle numerose figure con braccia e gambe distese, per dimostrare il suo virtuosismo e la sua capacità di creare composizioni in cui i movimenti delle figure non siano limitati da vincoli tecnici.

Poiché anche il Papa supportò la tesi dei domenicani, Bernini si vide costretto a cedere e ad aggiungere un cubo di pietra come supporto. Il tentativo di nascondere tale cubo, ricoprendolo con una gualdrappa , quasi interamente occupata dall’emblema araldico papale, che giungeva fino al basamento, non fu sufficiente a mascherare l’appesantimento che ormai caratterizzava l’intero monumento. Proprio per questo i romani cominciarono a chiamarlo il “Porcino della Minerva“, divenuto più tardi purcino (forma dialettale romana) e quindi pulcino. Il Bernini, forse per vendicarsi dei domenicani, disegnò l’elefante con le terga volte al convento e con la proboscide e la coda che ne accentuavano, con la loro posizione, l’intenzione irriverente ed offensiva.

Nonostante la figura dell’elefante possa assumere diverse valenze simboliche, le iscrizioni sul piedistallo del monumento ne chiariscono, senza possibilità di errore, il significato; il Papa volle infatti che venisse incisa, oltre all’epigrafe di memoria storica che spiega il motivo dell’innalzamento del monumento, un tempo consacrato ad Iside e ora tornato a nuova vita grazie alla volontà del pontefice: VETEREM OBELISCUM PALLADIS AEGYPTIAE MONUMENTUM E TELLURE ERUTUM ET IN MINERVA OLIM NUNC DEIPARAE GENITRICIS FORO ERECTUM DIVINAE SAPIENTIAE ALEXANDER VII DEDICAVIT ANNO SAL. MDCLXVII; anche la seguente di carattere filosofico: SAPIENTIS AEGYPTI INSCULTAS OBELISCO FIGURAS AB ELEPHANTO BELLUARUM FORTISSIMA GESTARI QUISQUIS HIC VIDES DOCUMENTUM INTELLIGE ROBUSTAE MENTIS ESSE SOLIDAM SAPIENTIAM SUSTINERE, ad indicare che “…solo una robusta mente può sostenere una solida sapienza“. Infine la croce che si trova sulla cuspide bronzea, alla sommità dell’obelisco pagano, afferma il dominio della cristianità. Insomma, la continuità sapienziale fra l’Egitto, il paganesimo greco-latino e il papato romano appariva, in questo monumento, palese ed evidente.

Il monumento disegnato dal Bernini verrà eseguito da Ercole Ferrata, raffinato tecnico della lavorazione del marmo e dello stucco, il quale, nato a Pelvio Inferiore in provincia di Como nel 1610, dopo un breve periodo di apprendistato a Genova sotto Tommaso Orsolino, fu a Napoli nella cerchia del Fanzago, a L’Aquila e quindi a Roma dove collaborò col Bernini e l’Algardi, divenendo presto famoso ed aprendo, egli stesso, un’attivissima bottega con un orientamento stilistico a metà tra l’esuberanza berniniana e il classicismo algardiano. I lavori dureranno poco più di un anno e il monumento verrà innalzato sulla piazza l’11 luglio 1667, quando ormai il committente era morto da 40 giorni.

Il monumento dell’Elefantino alla Minerva, è caratterizzato dalla presenza di differenti materiali costruttivi ovvero: l’elefantino, il basamento e i primi due gradini sottostanti sono di marmo bianco proveniente da Carrara, mentre l’ultimo, a contatto con il piano di calpestio, è di travertino.

L’obelisco posto sulla groppa del pachiderma è in granito rosa (sienite) mentre l’elemento sommitale a coronamento del pyramidion dell’obelisco è costituito dall’assemblaggio di diverse parti di bronzo inserite su una barra di sostegno. Una croce insiste sulla stella a otto punte collocata sopra al trimonzio, a sua volta sostenuto da foglie, che insieme rappresentano le insegne Chigi. Seguono, scendendo, la sfera con nervatura orizzontale poggiante su quattro foglie di acanto che abbracciano gli spigoli del pyramidion.

Il modello 3D non è al momento disponibile per il download.

Metodo di acquisizione: Image-based – Rilevatore: M. Brennan – Copyright: Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio del Comune di Roma

Tipologie
Obelisco
Scultura a tutto tondo
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