Marsia delle Vignacce Via Ostiense, 106, 00154 Roma, Italia
Posted on 07/01/2016 / 1838

Autore: sconosciuto
Cronologia: Romano imperiale
Datazione: II secolo d.C.
Tipologia: Scultura a tutto tondo
Luogo di conservazione: Centrale Montemartini (Roma)

La scultura venne rinvenuta nel 2009 nel Parco degli Acquedotti, presso la cosiddetta Villa delle Vignacce, grazie agli scavi condotti dalla Sovrintendenza capitolina e dall’American Institute for Roman Culture. La statua era adagiata sul pavimento a mosaico di un piccolo ambiente e ricoperta da uno strato di terra sabbiosa mista a detriti con numerosi frammenti di marmo.

La statua in marmo policromo dalle intense venature rosso-violacee è un vero e proprio monumento alla superbia punita: Marsia, infatti, è ritratto nel momento del supplizio, infibulato e scuoiato, con il corpo, appeso per i polsi a un albero, che trasuda sofferenza.

Marsia è una figura della mitologia greca, figlio di Eagro o, secondo altre versioni, figlio di Olimpo. Era un sileno, dio del fiume Marsia, affluente del Meandro in Anatolia.

Pindaro narra di come la dea Atena una volta inventato l’aulos lo gettò via, infastidita del fatto che le deformasse le gote quando lo suonava. Marsia lo raccolse, causando il disappunto di Atena, che lo percosse. Non appena Atena si fu allontanata Marsia riprese lo strumento ed iniziò a suonarlo con una tale grazia che tutto il popolo ne fu ammaliato, affermando che avesse più talento anche di Apollo.

Marsia, orgoglioso, non li contraddisse, finché un giorno la sua fama arrivò ad Apollo, che testé lo sfidò (secondo altre versioni fu lo stesso Marsia a sfidarlo).

Al vincitore, decretato dalle Muse che sarebbero state i giudici della tenzone, era concesso il diritto di far ciò che volesse del contendente. Dopo la prima prova, però, le Muse assegnarono un pareggio che ad Apollo, ovviamente, non andava bene. Così, il dio invitò Marsia a rovesciare il suo strumento e a suonare: Apollo, logicamente, riuscì a rovesciare la cetra e a suonarla, ma Marsia non poté fare altrettanto con il suo flauto e riconobbe Apollo vincitore (secondo un’altra versione Apollo propose per poter eleggere un vincitore di cantare e suonare contemporaneamente, così che solo lui, che aveva uno strumento a corde, ci sarebbe riuscito). Il dio, allora, decise di punire Marsia per la sua superbia e, legatolo ad un albero, lo scorticò vivo.

Metodo di acquisizione: Image-based – Rilevatore: M. Brennan – Copyright: Musei Capitolini (Roma)

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