Mitra e il Mitraismo

Mitra e il Mitraismo

Questo rilievo raffigura l’episodio centrale del mito del dio Mitra, secondo un’iconografia consolidata, che illustra l’uccisione del toro all’interno di una grotta. Sono ancora visibili sul marmo tracce della colorazione originale. Il rilievo fu trovato nel 1964 a Tor Cervara durante i lavori per rimuovere i detriti risalenti alla seconda guerra mondiale dovuti, probabilmente, all’esplosione di un ordigno; questa esplosione provocò la rottura del rilievo in più di cinquanta pezzi. Nel frattempo il frammento raffigurante la testa della divinità era finito nel Museo di Karlsruhe dove, alla fine degli anni ’80, era stato identificato come appartenente a questo rilievo.

Mitra nel mondo indo–persiano

Il culto di Mitra nasce nel 1200 a.C. e compare nei Veda come uno degli Aditya, una delle divinità solari e dio dell’onestà, dell’amicizia e dei contratti. Nella civiltà persiana, dove il suo nome era Mithra, assunse anche le caratteristiche marziali che i Veda assegnano a Indra e acquistò col tempo sempre più importanza, fino a diventare una delle maggiori divinità dello zoroastrismo. In entrambe le culture, si distingue per la sua stretta relazione con gli dei che regnano sugli Asura (Ahura in iranico) e proteggono l’ordine cosmico (Ṛta per i Veda, Asha in iranico). Mitra/Mithra dovrebbe essere, quindi, una divinità proto–indo–iranica, il cui nome originario può essere ricostruito come Mitra. Negli inni vedici, Mitra è sempre invocato insieme con Varuna, tanto che le due divinità sono combinate nel termine Mitravaruna. Varuna è signore del ritmo cosmico delle sfere celesti, mentre Mitra genera la luce all’alba. Nel più tardo rituale vedico una vittima bianca viene prescritta per Mitra, una nera per Varuna.

La riforma di Zarathustra mantenne molte divinità del più antico pantheon indo–iranico. Come protettore della verità e nemico dell’errore, Mithra occupò una posizione intermedia nel pantheon zoroastriano come il più grande degli Yaza Ta, gli esseri creati da Ahura Mazdā per aiutarlo nella distruzione del male e l’amministrazione del mondo. Egli divenne il rappresentante divino di Ahura–Mazda sulla terra, incaricato di proteggere i giusti dalle forze demoniache di Angra Mainyu: era, quindi, una divinità di verità e legalità e, nel trasferimento al regno fisico, un dio dell’aria e della luce. Come nemico degli spiriti del male e delle tenebre, proteggeva le anime e le accompagnava in paradiso. Poiché la luce è accompagnata dal calore, era altresì il dio della vegetazione e della crescita: ricompensava il bene con la prosperità e combatteva il male.

Large relief of Mithra by Matt Belt on Sketchfab

Mitra nel mondo greco–romano

Il dio entra nella storia greco–romana, con in testa il berretto frigio sotto la protezione dei re del Ponto e dei Parti e delle armi dei pirati della Cilicia collegati a Mitridate VI del Ponto. Questo nuovo culto, comunque, non divenne mai popolare nell’entroterra greco, mentre si diffuse a Roma all’incirca nel I secolo a.C., si propagò attraverso tutto l’Impero romano e fu accolto, in seguito, da alcuni imperatori come religione ufficiale. Nella cultura ellenistica Mitra era confuso con Apollo–Helios.

Il sacrificio caratteristico di questo nuovo culto, assente nel culto indo–persiano, era la tauroctonia. In ogni tempio romano dedicato a Mitra il posto d’onore era dedicato alla rappresentazione di Mitra nell’atto di sgozzare un toro sacro. Mitra è raffigurato come un giovane energico, che indossa un cappello frigio, una corta tunica che s’allarga sull’orlo, brache e mantello che gli sventola alle spalle. Egli afferra il toro con forza, portandogli la testa all’indietro, mentre lo colpisce al collo con la sua corta spada. La raffigurazione di Mitra è spesso mostrata in un angolo diagonale, col volto girato. Un serpente e un cane sembrano bere dalla ferita del toro; uno scorpione, invece, cerca di ferire i testicoli del toro. Questi animali sono proprio quelli che danno nome alle costellazioni che si trovavano sull’equatore celeste, nei pressi della costellazione del Toro, nel lontano passato (era del toro), quando durante l’Equinozio di primavera il Sole era, proprio, nella costellazione del toro. David Ulansey osservò che tutti i personaggi che compaiono nel mito (Mitra, Toro, Sole, Luna, serpente, scorpione, cane e corvo) corrispondono a costellazioni: Mitra sarebbe associato con Perseo, la cui costellazione si trova al di sopra di quella del Toro. In altre iconografie viene rappresentato il dio Mitra nascente da una roccia, generato sulle sponde di un fiume all’ombra di un albero sacro, secondo il mito che riguarda la sua nascita.

Il centro del culto e il luogo di incontro dei seguaci era il mitreo, una cavità o caverna naturale adattata, di preferenza già utilizzata da precedenti culti religiosi locali, oppure un edificio artificiale che imitava una caverna. I mitrei erano luoghi tenebrosi e privi di finestre, anche quando non erano collocati in luoghi sotterranei. Quando possibile, il mitreo era costruito all’interno o al di sotto di un edificio esistente. Il sito di un mitreo può essere anche identificato dalla sua entrata separata, o vestibolo, la sua caverna a forma di rettangolo, chiamata spelaeum o spelunca, con due panchine lungo le mura laterali per il banchetto rituale, e il suo santuario all’estremità, spesso in una nicchia, di fronte al quale era situato l’altare. Sul soffitto era, in genere, dipinto un cielo stellato, con la riproduzione dello zodiaco e dei pianeti. I mitrei erano di dimensioni modeste; il servizio di culto, che terminava in un banchetto comune, era officiato da una piccola comunità, solitamente formata da poche dozzine di persone. Nel mitraismo l’acqua sembra svolgere un ruolo purificatorio importante; spesso, pertanto, nelle vicinanze del santuario si trovava una sorgente naturale o artificiale. I membri di un mitreo erano divisi in sette ranghi. I primi quattro livelli rappresentavano un progresso spirituale, mentre gli altri, presumibilmente, avevano uffici specializzati. Ognuno di essi si trovava sotto la speciale protezione di un corpo celeste. I sette gradi iniziatici erano:

  • Corax (il corvo; Mercurio);
  • Cryphius o Nymphus (l’occulto o lo sposo, Venere);
  • Miles (il soldato, Marte);
  • Leo (il leone, Giove);
  • Perses (il Persiano, Luna);
  • Heliodromus (il corriere del sole, Sole);
  • Pater (il Padre, Saturno).

Mitraismo e Cristianesimo

Ci sono diverse somiglianze tra le due religioni:

  • visione del mondo. Ambedue, come molte altre religioni, hanno le seguenti credenze sul mondo: il destino, il paradiso e l’inferno e l’immortalità dell’anima. Le loro concezioni sulla battaglia tra Bene e Male sono identiche, inclusa una grande battaglia alla fine dei tempi. Tutte e due aspettano il giudizio finale e la resurrezione. Il trionfo di Mitra e l’ascensione al Paradiso erano celebrati durante l’equinozio di primavera, quando le ore di luce cominciano a prevalere su quelle di buio;
  • battesimo. Ambedue le religioni utilizzano il battesimo come purificazione e unico modo per entrare a far parte della comunità. I due riti sono, però, completamente diversi: il battesimo romano di Mitra si esprime nel rituale della tauroctonia (questo rito era assente nel culto indo–persiano da cui ebbe origine e fu adottato soltanto successivamente nel culto romano), consistente nel disporre il fedele in una cavità sotterranea, chiusa in alto da una grata, sulla quale è condotto e sgozzato un toro; il fedele viene così coperto dal sangue ancora caldo dell’animale. Il battesimo cristiano avviene per immersione in una vasca d’acqua, senza alcun sacrificio animale. Non si hanno notizie circa il battesimo mitraico iraniano;
  • nascita di Mitra e nascita di Gesù. Ci sono due leggende sulla nascita di Mitra:
    • nascita dalla petra genetrix: l’iconografia romana rappresenta Mithra che nasce già fanciullo da una roccia, la petra genetrix, ed è raffigurato insieme a due personaggi, detti i dadofori o portatori di fiaccole, Cautes e Cautopates. Il primo dei due porta la fiaccola alzata, l’altro abbassata: rappresenterebbero il ciclo solare, dall’alba al tramonto, e allo stesso tempo il ciclo vitale: il calore luminoso della vita e il freddo gelido della morte. In età ellenistica la sua nascita veniva celebrata nel solstizio d’inverno chiamato in persiano Shab-e Yalda, come si addice a un dio della luce;
  • nascita da una vergine: secondo un’incerta leggenda iranica Mitra sarebbe nato da una dea vergine. Per questo motivo in alcune culture il calendario, originariamente, cominciava nella costellazione della Vergine. Mitra è uno yazata (divinità minore o angelo) che nasce da una vergine per combattere il male, nella lotta finale col bene, per il dominio del mondo, creato originariamente da Ahura Mazdā. Sull’origine divina di Gesù e l’ordine che gli spetterebbe nella creazione e i rapporti di questo con il Dio Padre le prime chiese cristiane non erano concordi, prima dell’elaborazione teologica nicena, e alcune delle dottrine considerate oggi eretiche presentano maggiori affinità con il mitraismo;
  • data della celebrazione. Non c’è alcuna prova che i natali di Mitra venissero celebrati il 25 dicembre se non il fatto che le celebrazioni per la sua nascita avvenissero proprio durante il solstizio d’inverno. La notizia trae origine dalla celebrazione di un’altra divinità solare, il Sol Invictus, proprio in quella data, corrispondente, anticamente, al solstizio invernale, che, per il suo carattere simbolico di vittoria sulla tenebra, diventò un riferimento alla vittoria del bene sul male. Di contro, molti studiosi hanno suggerito che la data del 25 dicembre per la nascita di Gesù sia stata stabilita convenzionalmente. Dato che i Vangeli non riportano in modo esplicito la data, molti cristiani hanno accettato questa interpretazione, non essendocene un’altra valida. Recenti studi, però, hanno portato a rivedere queste conclusioni. Si osservi, anzitutto, che il culto del Sole Invitto fu imposto dall’imperatore Eliogabalo cinquant’anni prima, nel 220 d.C., ma era già diffuso attorno all’anno 200 d.C., sotto il regno di Settimio Severo. Bisogna precisare, inoltre, che i primi cristiani, soprattutto in Oriente, non celebravano il Natale bensì l’Epifania, ritenendola più importante, e la data di celebrazione di questa festa è attestata circa dall’anno 200 d.C.;
  • giorno santo. Ambedue le religioni considerano la domenica come giorno santo della settimana. Per quanto riguarda i cristiani esso ha origine dal fatto che Gesù sarebbe risorto il primo giorno dopo il sabato, in riferimento al giorno di Pasqua. Tale affermazione deriva dal Nuovo Testamento, scritto in ambiente ebraico, e rispecchia il calendario e le festività ebraiche. Originariamente, i 7 giorni della settimana erano chiamati in base ai 7 corpi celesti allora conosciuti (e rappresentanti 7 divinità) e che si pensava ruotassero intorno alla Terra, ovvero Luna, Marte, Mercurio, Giove, Venere, Saturno, Sole. Il Solis dies mutò in Dies dominica, il giorno del Signore, mantenendo la sua caratteristica di giornata di festa e di riposo dal lavoro e divenne l’ultimo giorno della settimana anziché il primo;
  • culto. Molte chiese furono costruite sopra a mitrei distrutti, come per esempio San Clemente a Roma, e tante località dell’anacoretismo cristiano in Romagna, nel Lazio, in Campania, in Puglia e in Calabria potrebbero essere stati originariamente luoghi di culto mitraico. Il tema della grotta compare in chiese cristiane dedicate all’Arcangelo Michele, che dopo la legalizzazione del Cristianesimo divenne il Santo patrono dei soldati (il culto di Mitra era presente soprattutto nella classe militare).

 

21/06/2018 / by / in

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