6. Misteri tra le righe

Scheda Didattica n. 6

6.1 La Scrittura etrusca

Uno degli aspetti più affascinanti della cultura etrusca è senza dubbio la lingua che ancora non è stata decifrata in maniera completa a causa sia della sua complessità sia della scarsa quantità di testi cui fare riferimento. La perdita della letteratura etrusca, unita alla brevità e ripetitività delle iscrizioni pervenuteci, fanno sì che la lingua, parlata e scritta dagli Etruschi, ancora oggi non sia stata totalmente compresa, soprattutto nei significati specifici delle parole che presentano poche comunanze con le lingue antiche più note, ovvero quelle indoeuropee come il greco e il latino.

La scrittura degli Etruschi, secondo i linguisti, rispecchia un idioma dalla struttura grammaticale non troppo complessa e molto sintetica.

L’ostacolo principale per noi moderni ricade nella scomparsa, nella nostra lingua, di vocali dal suono lungo o breve, dalla perdita di alcuni suoni aspirati e dal fatto che abbiamo a disposizione un numero di parole etrusche troppo esiguo per ricostruire un lessico sufficientemente ampio da fornire confronti e riflessioni più approfondite. Certo è che la lingua etrusca non rientra propriamente nel ceppo indoeuropeo mentre presenta molte affinità con le lingue parlate nel Medio Oriente antico.

Gli Etruschi usavano scrivere su tavolette di argilla, avorio o piombo, cosparse di cera, utilizzando un tipo di alfabeto greco. Quest’ultima caratteristica può essere spiegata come il frutto di un lungo periodo di contatti commerciali, scambi culturali, compenetrazione di idee, dirette o mediate che fossero, in tutto il bacino del Mediterraneo dal periodo orientalizzante alla presa del potere da parte di Roma. Tutto ciò contribuì alla creazione dell’idioma etrusco che si presenta, dunque, come facile da leggere, ma difficile da interpretare nel senso più profondo dei termini. A ciò bisogna aggiungere che in un arco cronologico che va dal VII al I secolo a.C. la lingua etrusca non fu sempre la stessa, ma proprio come le lingue moderne, cambiò, vennero introdotti neologismi, ovvero parole nuove, mentre altre scomparvero o cambiarono proprio perché ormai legate ad una fase più arcaica di questo popolo.

Capire la lingua e la scrittura etrusche in tutti i loro aspetti rappresenta una delle scommesse più entusiasmanti dell’archeologia senonché un settore della ricerca per cui c’è ancora tanto da fare per cui c’è ancora tanto da fare e da scoprire!

Ciotole Tata Kephlei – Museo Archeologico Nazionale di Ferrara

approfondisci

I caratteri dell’alfabeto etrusco

6.2 La Ricerca delle fonti

Le fonti da cui possiamo ricavare informazioni sulla lingua etrusca sono di due tipologie:

  • Fonti Dirette
  • Fonti Indirette

Le fonti dirette sono alquanto preziose perché costituiscono una prova tangibile del passato, ma sono anche le più delicate e le più bisognose di una conservazione adeguata. Si tratta di iscrizioni, ovvero le epigrafi, mentre le fonti indirette sono le citazioni all’interno di opere letterarie di termini etruschi o di testi redatti in lingua etrusca. Fonti indirette sono anche i glossari di parole etrusche in altre lingue.

Le iscrizioni etrusche sono numerose ed in continuo accrescimento, in particolare quelle di carattere funerario ed elogiativo. Queste hanno però spesso il difetto di essere molto brevi e di riportare quasi esclusivamente nomi propri di divinità o di personaggi illustri.

Tra le iscrizioni più lunghe o di particolare interesse vi sono:

  • Le cosiddette Lamine di Pyrgi,

Furono ritrovate dove un tempo sorgeva la città etrusca di Pyrgi (circa 50 km a nord di Roma) e datate intorno al 509-508 a.C. Esse parlano della dedica di un tempio alla dea etrusca Uni da parte del “governatore” della città di Caere (oggi Cerveteri), Thefarie Velianas. Le tre lamine, incise su oro, portano sia l’iscrizione in etrusco con circa 50 parole sia la traduzione in lingua cartaginese. Non a caso, infatti, questa iscrizione è stata definita “bilingue”, caratteristica rilevante in quanto ha in parte permesso la traduzione del testo.

Lamine di Pyrgi (VI sec. a.C.) – Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia

  • Il Liber linteus

Ritrovato in Egitto a metà del XIX secolo, è il più lungo testo in lingua etrusca di cui disponiamo. Si tratta di un drappo di lino suddiviso in dodici riquadri rettangolari, utilizzato per bendare la mummia di una donna. L’iscrizione fu riportata dall’Egitto come cimelio dal croato Mihail de Brariæ, e viene definita anche “Mummia di Zagabria” in quanto conservata nel Museo Archeologico di Zagabria. Il testo di circa 1200 parole si configura come un calendario rituale, riconosciuto come tale e studiato soltanto alla fine del XX secolo.

  • La Tegola di Capua

È una lunga iscrizione su una tegola di terracotta di contenuto religioso contenente circa 300 parole. Si tratterebbe forse di un calendario rituale. Il testo è particolarmente interessante perché il senso di scrittura delle righe segue l’andamento bustrofedico (alternato da sinistra a destra e viceversa), piuttosto insolito per le epigrafi etrusche.

  • Il Disco di Magliano

Si tratta di una laminetta circolare di piombo con un’iscrizione sui due lati, disposta a spirale. Le parole contenute sono circa 70.

  • Il Cippo di Perugia,

Si tratta di un cippo confinario che presenta su due lati una lunga iscrizione di circa 136 parole.

Cippo di Perugia (III-II sec. a.C.) – Museo Nazionale dell’Umbria

  • La Tabula Cortonensis

Questa celeberrima tavola è una lamina in bronzo risalente al III o II secolo a.C. con iscrizioni in lingua etrusca, spezzata in otto parti di cui una risulta mancante. La tavola, delle dimensioni di un foglio di carta da lettera, contiene 206 parole ed è considerata il terzo testo etrusco per lunghezza dopo la Mummia di Zagabria e la Tegola di Capua. Ritrovata a Cortona nel 1992, è con molta probabilità un atto notarile in cui si descrive una vendita di terreni.

  • Un’iscrizione sul sarcofago di Laris Pulenas, conservato a Tarquinia; l’iscrizione è tracciata su un rotolo di pergamena che il defunto regge in mano, che ne descrive il cursus honorum.
  • I dadi da giocoin avorio ritrovati a Tuscania, grazie ai quali conosciamo i nomi dei primi sei numerali in lingua etrusca.

APPROFONDIMENTO

Parole senza tempo

Ci sono alcune parole che derivano dall’antica lingua etrusca.

Ad esempio il termine “persona” viene dall’etrusco fersu che indicava la maschera teatrale con cui appunto si cambiava la propria identità con quella del personaggio da rappresentare.

La parola “raggio” potrebbe derivare dall’etrusco rahdia, che significava, per l’appunto, “bastoncino”, “punteruolo”, “spina”. Altro non era che il radius latino, ovvero un bastone, un ramo. Dal momento che in passato gli antichi maestri di matematica si servivano di bastoncini per illustrare i loro disegni agli allievi, il radius divenne la linea che univa il centro di un cerchio con la sua circonferenza. Così, per analogia, il radius passò ad indicare anche il filo di luce che parte da un corpo luminoso come il sole.

Un altro termine mutuato dalla lingua etrusca potrebbe essere la parola “atrio”. Alcuni la apparentano al greco ἄτριον che però significa “sereno”, parola con scarsa attinenza con l’architettura. Più probabile è l’ipotesi che la vede derivare dall’etrusco athre, parola che indicava uno spazio ampio come appunto l’ingresso delle case più signorili.

Un’altra etimologia riconducibile alla etrusca interessa la parola “popolo”. Alcuni etruscologi propongono ciò collegandosi ad alcune forme umbre molto simili a questa parola e ai termini etruschi *puple o *puplu, termini che indicavano la collettività organizzata.

L’ANGOLO DELLE CURIOSITA’

Nonostante ci siano pervenute poche informazioni sul computo del tempo degli Etruschi, conosciamo i nomi di quattro mesi del calendario sacro di questo popolo.

 

NOME ETRUSCO NOME ITALIANO
*velcitna Marzo
*capre Aprile
acale Giugno
celi Settembre

 

Gli Etruschi non avevano le nostre settimane e neppure il nome dei giorni. Probabilmente il giorno iniziava all’alba. L’anno invece poteva iniziare, come nell’antica Roma, il primo giorno di Marzo, ovvero il nostro 15 Febbraio, oppure qualche giorno prima, il 7 Febbraio.

Probabilmente gli Etruschi calcolavano i giorni di ogni mese come i Romani, con il sistema delle calende, parola peraltro di origine etrusca anch’essa.

ATTIVITÀ PRATICHE PROPOSTE

(da svolgere individualmente o in gruppo)

  • Svolgi i quiz per la comprensione della Scheda Didattica;
  • Usa le lettere etrusche in legno per creare il tuo nome.

Per ottenere i materiali didattici per svolgere le attività pratiche scrivici a: info@3d-virtualmuseum.it.