2. Le città degli Etruschi

Scheda Didattica n. 2

Come vivevano gli Etruschi, ma soprattutto che aspetto avevano le città da loro fondate?

Innanzitutto per scegliere dove stabilirsi fondamentali erano, come abbiamo visto nella Scheda Didattica n. 1, la posizione geografica, la vicinanza al mare o ai principali snodi commerciali, la presenza di fonti di approvvigionamento idrico e materie prime da estrarre, in particolare metalli.

2.1 Il Rito della Fondazione

Gli Etruschi erano un popolo molto rispettoso verso gli dèi e perciò alla base della creazione di una nuova città vi era, in primo luogo, una forte ispirazione religiosa e, quindi, un rituale sacro da compiere. Le città venivano pianificate secondo un ordine logico e un’ideologia specifica, partendo dalla convinzione che la forma urbana corrispondesse al mondo celeste.

Il rito di fondazione consisteva, per prima cosa, nel delimitare con estrema precisione lo spazio, destinato all’edificazione, attraverso l’uso dell’aratro e della groma, una sorta di grande goniometro a traguardo su base poggiata a terra, impiegato per dividere la superficie in modo preciso.

Momento determinante era l’interpretazione della volontà divina per capire se gli dèi erano favorevoli o meno all’impresa da compiere. L’ispezione della direzione del volo degli uccelli sulla porzione di cielo prescelta per il rito e l’analisi dei fenomeni meteorologici in atto erano azioni cariche di valore simbolico oltre che di importanza capitale per conoscere gli auspici del giorno e per assicurarsi la protezione dei numi. Esattamente lo stesso fecero Romolo e Remo: ereditando la pratica divinatoria etrusca, osservarono il volo degli uccelli tra i colli Palatino e Aventino per stabilire chi dei due avrebbe dato vita alla futura Roma…

2.2 Tra Spazio Celeste e Spazio Urbano: il Cosmo Etrusco

Lo storico romano Tito Livio ci tramanda che gli Etruschi erano un popolo più di tutti dedito alle pratiche religiose perché eccellevano nell’abilità di coltivarle.

Essi usavano un insieme di dottrine scritte, di carattere civile e religioso assieme. Si trattava dei Libri fulgurales, haruspicini, rituales, la cui venerazione risaliva, secondo la tradizione antica, al fanciullo Tagete, nato miracolosamente da un solco nella campagna di Tarquinia.

Fondamento di tutta la dottrina religiosa etrusca era, dunque, la divisione del cosmo in sedici regioni, ognuna associata ad una divinità: quelle favorevoli ad est contrapposte a quelle sfavorevoli ad ovest. Questa suddivisione era imperniata su due assi (est-ovest e nord-sud) da cui derivava l’impostazione della città su due assi principali, speculari al mondo celeste.

Le città etrusche avevano, pertanto, due strade maestre, identificate poi dai Romani con i nomi Cardo e Decumano. La prima aveva un orientamento nord-sud mentre la seconda est-ovest. Questo sistema verrà ripreso dai Romani e applicato anche nella pianificazione, ad esempio, degli accampamenti militari. Ancora oggi numerose città italiane conservano questo tipo di impianto urbano che aveva, in origine, una funzione pratica. Serviva, infatti, a regolarizzare l’assetto urbanistico, rispettando la rigida ripartizione dello spazio celeste, a modello del cosmo etrusco.

L’osservazione del cielo era tanto importante quanto l’attenzione dedicata alla porzione di territorio su cui costruire. Questo perché si vedeva lo spazio urbano come riflesso dello spazio celeste contemplato, chiamato templum, un termine che scopriremo avere un significato specifico. Alla fase di osservazione del cielo seguiva il sacrificio vero e proprio con un fine propiziatorio, ovvero serviva a garantirsi il sostegno degli dèi. Per il sacrificio rituale venivano scelti, di norma, una pecora, un maiale e un toro, animali sacri utilizzati anche nelle più solenni cerimonie romane.

Gli Etruschi godevano di enorme prestigio sia nell’Italia antica sia presso i Greci in quanto eccellevano nella pratica dell’aruspicina, l’osservazione degli organi interni, in particolare il fegato, delle vittime immolate per prevedere il futuro. Basta ricordare che nelle guerre puniche si ricorse ad aruspici (in etrusco netsvis) provenienti esclusivamente dall’Etruria. Questi ultimi, riuniti in un collegio di sessanta membri con sede a Tarquinia, non venivano annoverati tra i collegi sacerdotali romani, ma mantennero una propria tradizione e identità. Soltanto nel I secolo d.C., sotto l’imperatore Claudio, l’aruspicina venne inserita nella religione ufficiale romana.

APPROFONDIMENTO

Marzabotto

Per capire meglio l’urbanistica etrusca la città di Marzabotto funge da modello esemplare.

Essa sorse nel VI secolo a.C., nel periodo cosiddetto “arcaico”, dopo l’età orientalizzante.

La Valle del Reno offriva una posizione strategica per dare vita ad un nuovo insediamento urbano che avrebbe mirabilmente sfruttato la ricchezza d’acqua oltre che la vicinanza alle principali arterie di collegamento e smistamento delle merci con gli altri centri dell’Etruria Padana ed Etruria Tirrenica.

Il primo nome della città era Kainua, dall’aggettivo greco kainòs (“nuovo”). Abbandonata nel IV secolo a.C. a causa dell’invasione da parte dei Celti, è giunta fino a noi perfettamente conservata.

L’antica Kainua aveva un impianto ortogonale, ovvero gli assi principali si incrociavano in modo perpendicolare l’uno all’altro, formando degli isolati rettangolari, perfettamente allineati tra di loro.

Pianta dell’antica città di Kainua (oggi Marzabotto)

All’interno di Marzabotto era stato stabilito un centro e fissati nel terreno vergine quattro ciottoli di fiume con incisa una croce orientata secondo i quattro punti cardinali. In delle fosse specifiche venivano deposte delle offerte per gli dèi e sovrapposti dei cippi che fungevano da riferimento oltre che da luoghi sacrali.

Qui sotto guarda il modello 3D del cippo proveniente dall’abitato etrusco di Spina (provincia di Ferrara). L’iscrizione MI TULAR, scolpita sopra il cippo gromatico, significa “Io sono il confine” e serviva sia a segnare il limite della città sia a proteggerla simbolicamente.

Cippo gromatico – Museo Nazionale Archeologico di Ferrara

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L’ANGOLO DELLE CURIOSITA’

La parola templum da cui deriverà, in seguito, il nostro termine “tempio”, era, in passato, associata al senso di elevatezza. L’àugure, sacerdote addetto ad interpretare la volontà divina, osservava l’alba da una posizione molto in alto, cercando un contatto con gli dèi.

Il templum divenne poi anche lo spazio disegnato in aria dallo stesso àugure per individuare la regione positiva e quella segnata da presagi negativi. Questa divisione aveva il suo diretto riscontro in uno spazio sulla terra con significato analogo.

Gli Etruschi praticavano la divinazione, cioè l’arte di predire il futuro, interpretando fenomeni naturali in cielo e in terra. La tecnica di indagine degli Etruschi era famosa ovunque e questi, stimati per la loro sapienza, venivano ricercati appositamente per apprendere il volere divino.

ATTIVITÀ PRATICHE PROPOSTE

(da svolgere individualmente o in gruppo)

  • Per la comprensione della scheda didattica appena letta svolgi i quiz: Vero o Falso, A te la parola, Rifletti e rispondi;
  • Svolgi il gioco Unisci i Puntini per saperne di più sulla misteriosa pratica della divinazione etrusca;
  • Facendo riferimento alla stampa 3D del bronzetto etrusco, completa il disegno dell’esercizio precedente realizzando i dettagli della figura.

Per ottenere i materiali didattici per svolgere le attività pratiche scrivici a: info@3d-virtualmuseum.it.