Il Pantheon

Il Pantheon

Il Pantheon (in greco antico: Πάνθεων [ἱερόν], “[tempio] di tutti gli dei”) è un edificio della Roma antica, costruito come tempio dedicato a tutte le divinità passate, presenti e future. Fu fondato nel 27 a.C. da Marco Vipsanio Agrippa, genero di Augusto. Fu fatto ricostruire dall’imperatore Adriano tra il 120 e il 124 d.C., dopo che gli incendi dell’80 e del 110 d.C. avevano danneggiato la costruzione precedente di età augustea. All’inizio del VII secolo il Pantheon è stato convertito in Basilica cristiana (con l’editto di Costantinopoli) chiamata Santa Maria della Rotonda o Santa Maria ad Martyres, il che gli ha consentito di sopravvivere quasi integro alle spoliazioni inflitte dai papi agli edifici della Roma classica.

L’asse dell’edificio, che dall’ingresso va verso l’altare maggiore, è orientato Nord–Sud, come il meridiano locale. Ne consegue che la luce solare che entra dall’Oculus, aperto sull’apice della cupola, si proietti, durante tutto l’anno solare, sul lato Nord dell’edificio, formando una macchia in punti e dimensioni diversi a seconda del momento della giornata e del periodo dell’anno.

Osservando la macchia di Sole nel momento del Mezzogiorno solare, essa si trova in corrispondenza del grande portale d’ingresso, più in alto o in basso (a seconda del giorno in cui viene fatta l’osservazione), ma comunque in linea verticale con esso. Questo accade perché l’asse dell’edificio è orientato in direzione Nord–Sud in corrispondenza del Meridiano locale, quando il Sole passa al Meridiano (momento del Mezzogiorno locale vero) si troverà sull’asse dell’edificio e la macchia prodotta dal raggio si formerà esattamente a Nord. Al mezzogiorno l’asse verticale della macchia luminosa tracciata dal Sole sulla parete del tempio coincide con l’asse del portale e si sposta in senso verticale al cambiare delle stagioni:

  • al Solstizio d’Inverno, quando il Sole è molto basso sull’orizzonte, la macchia luminosa cade sull’ultimo cassettone in alto della cupola;
  • al Solstizio d’Estate, quando il Sole è molto alto sull’orizzonte, il fascio dei suoi raggi produrrà una macchia sul pavimento;
  • agli Equinozi è proprio sopra la porta e il suo orlo inferiore coincide con il filo superiore di un architrave, che non ha alcuna funzione statica, ma che appare lì per indicare la data dell’Equinozio;
  • una particolarità è che proprio il 21 aprile, giorno del Natale di Roma (e nei giorni immediatamente precedenti e seguenti), alle ore 12, il fascio di luce cada sul portone ed illumini chi entra.

L’asse dell’edificio non è perfettamente orientato Nord–Sud, ma devia da tale direzione di circa 5° verso Nord–Ovest. Questa inclinazione dell’asse principale passante per il portale d’ingresso fa sì che l’asse ad esso perpendicolare si discosti dalla direzione Est–Ovest deviando sempre di 5° verso Nord–Est.

Pantheon Interior by Matthew Brennan on Sketchfab

Il Pantheon e i numeri

Per quanto riguarda le simbologie numeriche si ritiene che l’imperatore Adriano sia stato influenzato dalla conoscenza del pensiero di Pitagora e che abbia cercato di applicare questi principi anche all’interno del Pantheon. Il sette, numero delle nicchie (tre circolari e quattro trapezoidali) potrebbe, secondo alcuni studiosi, riferirsi al culto delle sette divinità planetarie (Mercurio, Venere, Luna, Sole, Marte, Giove, Saturno, a cui il tempio era in origine dedicato). I cinque pianeti elencati, uniti alla Luna e al Sole, sono i sette corpi celesti erranti del sistema del mondo antico. Secondo i Pitagorici, dal punto di vista della Terra, Mercurio e Venere erano collocati tra la Luna e il Sole, mentre Marte, Giove e Saturno si trovavano oltre il Sole. Questo ordine si basava sulla velocità di transito di ogni corpo celeste da una costellazione dello zodiaco alla prossima. Rispecchia la concezione geocentrica; la differenza stava nel fatto che per i Pitagorici la Terra non era immobile al centro del cosmo, ma insieme alla Luna, al Sole e agli altri pianeti girava intorno ad un fuoco.

La cupola è divisa, all’interno, in 28 meridiani, rappresentati da cassettoni in cui è scandita la cupola, che sono ventotto per ognuna della circonferenze sovrapposte; il numero ventotto è associato anche al ciclo della Luna di 28 giorni, ma è anche un numero che ha in sé particolari caratteristiche numerologiche. Ventotto è infatti un numero perfetto che si ottiene come somma dei suoi divisori (28 = 1+2+4+7+14) ma è anche pari alla somma dei primi sette numeri interi (28 = 1+2+3+4+5+6+7).

Il numero cinque era associato dai Pitagorici a Venere, ma è anche il numero di pianeti osservabili ad occhio nudo (Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno).

Le sedici colonne, infine, sono un multiplo di otto, che rappresenta la Giustizia, e il numero ideale per l’articolazione dei templi. Questo concetto viene ripreso dal pitagorico Vitruvio, architetto e scrittore romano vissuto nel I secolo a.C. nel suo trattato De Architectura (l’unico di questo genere giunto sino a noi dall’antichità), nel descrivere i templi anche lui considera, infatti, il sedici il numero perfetto per la loro articolazione.

17/05/2018 / by / in

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