1. Etruschi: tra Grecia e Oriente

Scheda Didattica n. 1

1.1 Le origini

Le origini del popolo degli Etruschi si perdono nel tempo e continuano ad affascinare proprio perché ancora avvolta nel mistero.

Per capire meglio immaginiamo una lenta formazione della cultura etrusca, nata dall’incontro di componenti locali, italiche e villanoviane, con apporti esterni, dalla Grecia e dal Vicino Oriente (Lidia e Anatolia). Proprio questa unione di usanze e stili differenti rese celebre il popolo degli Etruschi, ricordato nella letteratura antica per la sua raffinatezza e ricchezza culturale.

Dobbiamo pensare, quindi, agli Etruschi come un’unione di diversi popoli. La graduale costituzione di questa popolazione accadde in un momento storico “speciale”, caratterizzato da vaste migrazioni verso terre più fertili e più sicure da abitare.

Siamo, dunque, all’inizio dell’Età del Ferro, tra la fine del IX e l’inizio dell’VIII secolo a.C.

L’VIII secolo a.C. fu il secolo d’oro per gli Etruschi. Questo periodo è definito anche “orientalizzante” proprio per la forte influenza esercitata dal gusto e dai costumi delle genti di questi luoghi oltre il Mar Mediterraneo. Tutto ciò determinò una notevole fioritura artistica, ispirata a temi figurativi importati, ad esempio, dalle colonie greche in Asia Minore (Ionia).

Qui in basso, potrai subito vederne un chiaro esempio:

Aryballos globulare con pantere (VII-VI sec. a.C.) – Museo Etrusco di Populonia
approfondisci

Dal mondo orientale gli Etruschi ripresero anche tecniche di lavorazione artigianale come quella dello sbalzo, della filigrana e del pulviscolo, utilizzate per lavorare gioielli in oro come quelli ritrovati nei corredi funerari, principalmente femminili.

Qui sotto puoi vedere uno di questi preziosi monili in oro, lavorati a forma di un serpente:

Bracciale d’oro spiraliforme (III-II sec. a.C.) – Museo Archeologico Nazionale di Ancona
approfondisci

APPROFONDIMENTO

Lo stile orientalizzante

Gli Etruschi furono fortemente influenzati dall’Oriente. Nella loro arte ripresero, infatti, numerosi elementi propri di questo repertorio. Si ritrovano motivi vegetali (fiori, piccole palme), figure geometriche (rettangoli e triangoli alternati o intrecciati, svastiche, rimando ai raggi del sole che si rincorrono tra loro), ma soprattutto animali esotici quali pantere (vedi il primo link), leoni o, persino, sfingi, spesso dotate di ali. Queste affascinanti e misteriose creature, entrando nell’immaginario collettivo, evocavano luoghi lontani, forse proprio quelle terre da dove proveniva la stirpe originaria etrusca e con le quali furono mantenuti stretti i rapporti di scambio commerciale.

L’Oriente insieme alla Grecia costituì, per il popolo etrusco, il più vivo fattore di stimolo, espressività artistica e confronto culturale.

Per approfondire meglio lo stile orientalizzante e coglierne le caratteristiche essenziali, abbiamo scelto un’opera davvero particolare… vai alla fine del paragrafo e guarda dal computer o da smartphone il modello 3D di uno degli esempi più rappresentativi della corrente appena descritta!

Testa di leone (VII sec. a.C.) – Museo di Castellina in Chianti (SI)
approfondisci

Questa scultura in pietra arenaria ripropone, in stile orientalizzante, la testa di una leonessa, resa ancora più particolare e viva dalla lingua a penzoloni e dagli occhi spalancati. L’opera doveva trovarsi presso l’antico centro di Vulci e aveva la funzione di proteggere la tomba di un ricco personaggio dell’aristocrazia etrusca, ceto sociale aperto alle novità culturali e ricettivo delle tendenze artistiche provenienti dall’esterno.

1.2 Territorio e Sviluppo

Il territorio abitato dagli Etruschi presentava un insieme di caratteristiche geo-morfologiche, climatiche e ambientali particolarmente felici, tali da assicurare secoli di prosperità per questo popolo, lungimirante nella scelta di luoghi strategici! Le testimonianze archeologiche consentono di ricostruire l’aspetto del quadro geografico in cui si inserirono gli Etruschi. In base alla loro presenza sul territorio dell’Italia distinguiamo tra:

  1. Etruria Campana (attuale regione Campania);
  2. Etruria Centrale (attuali regioni Lazio, Umbria e Toscana);
  3. Etruria Padana (attuali regioni Emilia-Romagna e Lombardia meridionale);

Dapprima gli Etruschi si stabilirono in Italia meridionale, nell’odierna Campania (località Pontecagnano e Capua), regione favorevole sia per lo sviluppo dell’agricoltura grazie al clima mite sia per l’abbondanza di corsi d’acqua. Le fonti antiche ci informano che, però, in questa zona erano forti i contrasti con gli abitanti originari e ciò spinse gli Etruschi a spostarsi nuovamente, questa volta più a Nord, nella parte settentrionale del Lazio, in Toscana e in Emilia-Romagna.

Tra i fiumi Tevere e Arno la copertura vegetale era pressoché totale: foreste di conifere (abete bianco e rosso), boschi montani di faggio oltre alla macchia di specie sempreverdi mediterranee. Mancava il pino domestico, introdotto nei secoli successivi dai Romani! Nell’Etruria Tirrenica erano ormai inattivi i vulcani, sostituiti da bacini lacustri (Lago di Bracciano, Lago di Bolsena, Lago Trasimeno, Lago di Vico). Tra Lazio, Toscana e Emilia Romagna il paesaggio naturale era all’epoca connotato dall’ampiezza, perfetta per accogliere alberi da frutta, coltivazioni di cereali e fibre tessili senonché dei più pregiati vite e ulivo.

Le risorse minerarie venivano dall’Isola d’Elba, dalle Colline Metallifere in Toscana e dai Monti della Tolfa nel Lazio. Grazie al commercio del metallo (ferro e bronzo) si innescò un processo di acculturazione complesso che vide compenetrarsi il mondo dei coloni greci e quello etrusco.

Lungo la costa adriatica era forte l’incidenza di frassini, olmi, pioppi e salici insieme alla vegetazione tipica delle zone umide, delle aree lagunari e più acquitrinose dove furono necessari costanti interventi di bonifica per la regolazione della falda acquifera.

Nel Lazio la fascia costiera offriva un’ottima posizione, vicina al Mar Tirreno, vantaggiosa per i traffici commerciali, sfruttando anche la presenza del Tevere e delle sue preziose saline naturali. Sorsero così Cerveteri con il proprio porto (Pyrgi), Tarquinia, legata allo scalo marittimo di Gravisca mentre nell’interno gli insediamenti più fiorenti furono Vulci, Veio e Roma, soprattutto durante il regno dei Tarquinii (VII-VI secolo a.C.).

Muovendosi più a Nord, gli Etruschi fondarono Volsinii (oggi Orvieto) nell’attuale Umbria mentre in Toscana Vetulonia, connessa al porto di Populonia, e poi Chiusi, Cortona, Volterra e Arezzo, famose per la produzione di cereali (farro in particolar modo), l’attività artigianale oltre che per l’eccellente modellazione della terracotta (coroplastica).

Di seguito puoi ammirare uno dei reperti più tardi e meglio conservati rinvenuti a Caere (Cerveteri):

Cratere di Aristonothos (VII sec. a.C.) – Musei Capitolini (Roma)
approfondisci

Spostandosi nella Valle Padana, diedero vita, secondo un racconto leggendario, a dodici città (dodecapoli), numero sicuramente superiore rispetto al vero, ma, di certo, nell’area attraversata dal grande fiume Po gli Etruschi si stabilirono per lungo tempo e i centri principali furono almeno otto tra cui: Felsina (oggi Bologna) e Marzabotto (l’antica Kainua) più ad Ovest, Verucchio, Spina e Adria più ad Est, verso il Mar Adriatico.

Come la gran parte delle popolazioni del passato anche quella degli Etruschi ebbe i propri mitici eroi fondatori. Gli storici ci raccontano che tra questi vi era Tarconte, da cui prese il nome Tarquinia, secondo altri il primato spettava invece ad Ocno che diede vita a Perugia. Attualmente gli archeologi propongono di accettare entrambe le tradizioni, collegandole a due differenti fasi, segnate da profonde trasformazioni politiche e economiche. Pertanto assistiamo a due principali fasi di espansione degli Etruschi:

  1. prima espansione all’inizio dell’Età del Ferro (IX secolo a.C.), dovuta all’esigenza di trovare nuove terre da coltivare. Sorsero così, tra le prime città etrusche, Veio, Vulci, Populonia nell’Etruria Centrale e poi Felsina e Verucchio a controllo della costa adriatica.
  1. seconda espansione dalla metà del VI secolo a.C., dettata da motivi di carattere strategico in quanto gli Etruschi iniziarono a perdere il predominio sul Mar Tirreno a favore della concorrenza delle colonie greche, stanziatesi nel sud della penisola (Magna Grecia). Nonostante gli insuccessi in ambito politico, sul piano dello sviluppo urbanistico questo fu un momento positivo, soprattutto nell’Etruria nord-orientale: venne potenziata la rete di scambio con i mercati transalpini e furono fondate vere e proprie città, secondo canoni ben precisi, non più semplici villaggi di capanne come in origine, ma delle città-stato.

I secoli dall’VIII al V a.C. furono segnati da una crescita costante del benessere economico degli Etruschi che iniziarono a subire gravi sconfitte a partire dal IV secolo a.C.

Cartina con le principali fasi di espansione del popolo etrusco

Nel IV secolo a.C. le popolazioni celtiche (Celti Boi) iniziarono a penetrare nell’Emilia centrale dapprima con brevi insurrezioni poi occupando militarmente il territorio. Alle invasioni da nord si sommarono le pressioni militari e politiche esercitate da parte dei Greci da sud e dalla nuova potenza emergente, Roma, che ben presto ottenne il predominio della penisola. La prima città etrusca a cadere sotto il dominio dei Romani fu Veio nel 396 a.C. Purtroppo questo destino toccò ben presto a tutti gli altri centri dell’Etruria, assoggettati progressivamente a Roma cui dovettero arrendersi anche quegli avamposti della Pianura Padana, sottomessi già prima ai Celti.

Tuttavia, nonostante l’ascesa di Roma, la cultura etrusca continuò ad essere ampiamente apprezzata, venne, infatti, integrata fin da subito con quella romana per molteplici aspetti, in particolar modo per quel che riguarda le tecniche architettoniche (uso dell’arco, del sistema idraulico-fognario e del tempio tuscanico), la religione, le pratiche di divinazione oltre che la lavorazione dell’argilla per statue e decorazioni di edifici sia civili sia religiosi.

L’ANGOLO DELLE CURIOSITA’

I Greci chiamavano gli Etruschi “Tirreni” (abitanti del Mar Tirreno) mentre nella lingua propriamente etrusca essi erano citati come “Rasenna” o “Rasna”. Per i Romani erano invece i “Tusci” o, appunto, gli Etruschi, come li conosciamo oggi. Nella mitologia erano noti anche come i “Pelasgi” con rimando al gruppo di genti migrate dalla Tessaglia verso la costa adriatica italiana. Quanti nomi per un solo popolo!

ATTIVITÀ PRATICHE PROPOSTE

(da svolgere individualmente o in gruppo)

  • Per la comprensione della scheda didattica appena letta, svolgi i quiz: Rifletti e Rispondi, Vero o Falso, Trova l’intruso e Un eroe di troppo;
  • Componi il puzzle della cartina L’Italia degli Etruschi e posiziona correttamente i nomi delle città.

Per ottenere i materiali didattici per svolgere le attività pratiche scrivici a: info@3d-virtualmuseum.it.