4. Distesi sulla klìne

Scheda Didattica n. 4

4.1 L’alimentazione

Si è portati a credere che la dieta degli Etruschi fosse stata caratterizzata in prevalenza dal consumo di cereali (grano, orzo, miglio o panìco) come del resto accade pensando anche alle altre popolazioni antiche del Mediterraneo, aventi un’economia basata soprattutto sull’agricoltura. Tuttavia secondo le indagini più recenti quanto appena detto è un mito da sfatare. All’opposto l’alimentazione degli Etruschi era piuttosto diversificata e particolarmente attenta alla cura dei cibi. Poteva contare su una buona percentuale di pesce e molluschi, dovuta al fatto che i principali centri abitativi erano dislocati in prossimità di laghi, del mare o di scali portuali che potevano rifornire la città di prodotti freschi e variegati. Il pesce poteva essere sia di acqua dolce che salata. Si pescavano lucci, orate, rombi, spigole, si raccoglievano ostriche e latterini, i neonati di pesce, chiamati anche bianchetti, i piccoli del pesce azzurro.

Sebbene il pesce non mancasse sulle tavole degli Etruschi, questi risultano essere stati più carnivori anche rispetto ai Greci.

Nell’antichità il cibo cucinato e portato in tavola dipendeva fondamentalmente dalle risorse disponibili. Esso era, infatti, legato alla presenza o meno sul territorio delle materie prime ricercate per la cucina in quanto l’approvvigionamento avveniva in gran parte tramite auto sussistenza.

Nell’Etruria interna dovevano abbondare i campi adibiti alla coltivazione del farro, chiamato “spelta” e noto già dal V secolo a.C., oltre che di altri legumi (fagioli e lenticchie), indispensabili per il sostentamento delle grandi civiltà del passato e adoperati nella preparazione di nutrienti minestre.

Vi erano certamente alcuni prodotti importati, destinati alle classi più agiate in quanto beni costosi per i banchetti di lusso dove, serviti da una quantità notevole di schiavi, avreste potuto assaggiare ghiri, pavoni, fenicotteri e uova di struzzo, tutti impreziositi da pepe e cannella, arrivati dall’Oriente, a dimostrazione di come piacessero i sapori esotici.

Le farine per preparare il pane erano fatte di cereali, macinati in mortai di ceramica con pestelli di pietra. Il pane, una volta impastato con l’acqua, veniva cotto direttamente sul fuoco.

Ad integrare la dieta tipo degli Etruschi contribuivano le uova insieme a carni di anatra, lepre, maiale, pollo, fagiani, pernici, cinghiale e cervo, queste ultime due particolarmente pregiate. Durante i matrimoni il suino faceva da protagonista così come durante le cerimonie sacre dove veniva arrostito sullo spiedo.

Il pesce si mangiava con le mani come anche la carne, ma soprattutto si stava sdraiati sulla klìne, una sorta di letto singolo molto simile al nostro moderno divano e, nella maggior parte dei casi, disposto insieme ad altri due a formare una sorta di ferro di cavallo: il triclinio di cui resta testimonianza sia all’interno delle camere funerarie nelle necropoli sia nelle domus romane che ripresero questa abitudine.

4.2 Storie di sapori

In mancanza di una documentazione archeologica in merito alla gastronomia etrusca, possiamo ricostruire quest’ultima basandoci essenzialmente sull’iconografia, ovvero sulle pitture presenti sulla ceramica (vasi in terracotta) e all’interno di ulteriori contesti quali le necropoli.

La tradizione culinaria etrusca non è, in realtà, mai tramontata! Possiamo, infatti, riconoscere in diversi prodotti tipici locali italiani, soprattutto delle regioni centrali, la radice in ricette di origine etrusca. Queste, per coincidenza geografica o perché tramandate dalle usanze e per via delle abitudini quotidiane, hanno continuato a vivere e ad essere utilizzate nei secoli, si pensi alla zuppa di farro o alla ricotta salata diffusa lungo la dorsale appenninica.

Secondo gli studi più recenti, era abitudine degli Etruschi consumare i pasti due volte al giorno, i più benestanti imbandivano sontuosi banchetti con prelibatezze di ogni sorta! Gli Etruschi, ritratti dalle fonti antiche come golosi ed estremamente raffinati a tavola, erano soliti cucinare a ritmo di musica mentre c’era chi tagliava la carne, chi triturava minutamente le verdure, chi preparava le spezie con cui insaporire il tutto perché i piatti misti, con dentro un mix di alimenti, venivano molto graditi, soprattutto se conditi con miele, salse a base di aceto, menta e senape o con erbe aromatiche e piante medicinali (aglio, alloro, chiodi di garofano, cipolla, coriandolo, finocchio, ginepro, prezzemolo, rosmarino, timo) in dosi anche troppo consistenti rispetto ai nostri gusti!

Le pietanze principali erano accompagnate da focacce e da una grande varietà di frutta (mele, uva, pere, melograno, frutta secca). Diffuse soprattutto nell’Etruria Centrale, nei pressi del Lago di Bolsena e dell’Etruria Rupestre (provincia di Viterbo), erano noci e nocciole mentre famosi erano i fichi di Chiusi.

Gli Etruschi erano abili anche nel preparare formaggi freschi come la ricotta salata e l’antenato del pecorino proprio perché, secondo gli archeologi, questo popolo aveva già sperimentato l’uso della grattugia. I formaggi servivano altresì per impastare le focacce e molto apprezzati erano quelli di capra.

Non mancavano spezzatini e zuppe, in particolare il bollito di carne e verdure (bietola, cardi, carciofi e carote selvatici, cetrioli, porri, rape, zucca).

I cibi erano conditi non solo con le salse sopra descritte, ma anche con olio di oliva, prodotto localmente quando non importato dalla Grecia. L’olio era usato come lubrificante per alimentare le lucerne, per nutrire i capelli e detergere la pelle, secondo una tradizione derivante dal mondo greco.

Un ruolo fondamentale all’interno dell’alimentazione etrusca spettava al vino, consumato in diverse occasioni, a conclusione dei pasti della giornata in onore del dio Dioniso (Fufluns per gli Etruschi) o durante il simposio, il convito di carattere religioso-sociale, e nelle cerimonie funerarie con una funzione rituale, fortemente simbolica.

La salatura dei generi alimentari, in particolare carne e formaggi, una volta asciugati, era una pratica di estrema rilevanza per i popoli antichi. Spezie e aromi servivano a nascondere gli odori dei cibi che, in assenza di frigoriferi, iniziavano a putrefarsi e a fermentare in tempi brevi.

Il sale era ampiamente impiegato nella pratica del baratto, quindi come merce di scambio in sostituzione della moneta che la maggior parte delle città etrusche non coniava. Numerose saline erano sparse sia nell’Etruria Padana (delta del Po presso l’insediamento di Spina) sia nell’Etruria Centrale. Gli storici antichi ci tramandano che motivo di secolare disputa fu il controllo delle saline presso la foce del Tevere sul Mar Tirreno. Questa rivalità, protrattasi nel corso del tempo, portò Roma ad assediare la città etrusca di Veio che fu la prima a cadere nel 396 a.C.

4.3 I Servizi da Mensa

Quelli che per noi oggi sono i servizi da tavola erano al tempo degli Etruschi quelle forme vascolari create e utilizzate a seconda del tipo di alimento o bevanda da contenere. Questa distinzione è anche il criterio con cui vengono raggruppati i vasi antichi dagli archeologi.

Per il consumo del vino venivano utilizzati gli skyphoi (come quello qui sotto), delle grandi tazze con doppia presa in alto, e le kylikes, delle larghe coppe dal bordo solitamente basso mentre nel cratere si mescolava il vino con l’acqua per renderlo meno denso. Da qui veniva versato nei bicchieri dei commensali con dei colini per filtrare il vino, dei mestoli o degli attingitoi in metallo per versarlo.

Skyphos a figure nere (IV-III secolo a.C.) – Museo Etrusco di Populonia

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APPROFONDIMENTO

Il Simposio

Nell’antichità il simposio era un momento sociale di convito con una forte valenza simbolica. Ereditato dal mondo greco a partire dal VI secolo a.C., costituisce, per gli Etruschi, non solo un’occasione per rendere omaggio al dio del vino Fufluns (Dioniso per i Greci), ma anche per ostentare la ricchezza di chi lo organizzava così come degli stessi partecipanti. Il simposio era, infatti, un fenomeno elitario che coinvolgeva essenzialmente la ristretta cast dell’aristocrazia, non il ceto medio della società che non avrebbe potuto sostenere le spese per una così raffinata e complessa pratica rituale. L’usanza di banchettare in compagnia, distesi sul letto, era connessa ad una precisa idea di prestigio e autorappresentazione.

La riunione prendeva inizio all’imbrunire, tutto ruotava intorno alla ritualità del vino, dalla preparazione fino al consumo della bevanda sacra dopo la libagione, ovvero l’offerta, a Dioniso.

Il cerimoniale era animato da danze, musiche, giochi, cibi prelibati e poesia. Proprio quest’ultimo aspetto non è da sottovalutare in quanto proprio in tale contesto gli artisti potevano farsi conoscere meglio, mostrando le proprie abilità a persone colte e ricettive a nuove tendenze culturali. Molti circoli letterari del passato, soprattutto in Grecia, si svolgevano, non a caso, durante questi conviti.

In Grecia soltanto gli uomini potevano partecipare al simposio mentre nel mondo etrusco anche le donne prendevano parte ai banchetti insieme ai propri mariti ed erano coperte, addirittura, dallo stesso mantello! Questi dati sono molto significativi e ci rivelano come la donna etrusca fosse più emancipata rispetto a quella greca. Godeva di maggiore libertà e coinvolgimento nella vita sociale del marito, tutti aspetti che anticipano la condizione della donna romana. Le donne etrusche avevano un patrimonio personale, ereditabile dai propri figli, e un ruolo attivo nella preparazione dei pasti, cosa proibita invece alla donna greca cui era consentito al massimo impastare il pane!

L’ANGOLO DELLE CURIOSITA’

Durante il simposio i commensali si dilettavano in diverse attività, dal lancio dei dadi alle recitazioni, ma quella più divertente era, senza dubbio, il kotttabos, un gioco che consisteva nello scagliare, muovendo abilmente il polso, le ultime gocce di vino rimaste nella propria kylix, la coppa da cui si beveva, colpendo il bersaglio stabilito, un piattello posto su un’asta metallica. Il vincitore si aggiudicava premi come dolci, frutta o uova particolarmente pregiate!

ATTIVITÀ PRATICHE PROPOSTE

(da svolgere individualmente o in gruppo)

  • Svolgi i quiz per la comprensione della Scheda Didattica;
  • Svolgi l’esercizio Ad ogni vaso la propria forma aiutandoti con le stampe 3D dei vasi;
  • Prova a preparare una delle antiche ricette etrusche proposta qui di seguito, facendoti aiutare da mamma o papà.

Per ottenere i materiali didattici per svolgere le attività pratiche scrivici a: info@3d-virtualmuseum.it.